
Sardegna di Giuseppe Dessì
È un piccolo gioiello del Settecento:
le case in pietra, che si affacciano sul Monte Lollòve, si popolano soprattutto in occasione dei week-end e del periodo estivo.
Pochissime le famiglie che vi risiedono tutto l’anno. Ma alcune di esse si sono “inventate†un lavoro, garantendo ospitalità ed accoglienza ai turisti che intendono fermarsi per qualche giorno e godere delle bellezze ambientali del territorio.
Giungendo al piccolo borgo rurale di Lollove al visitatore si apre uno scenario incontaminato di boschi e montagne e mette in mostra i propri antichi saperi.
Le tappe più importanti del viaggio nelle tradizioni di Lollove consentono numerose soste per assistere alla preparazione dei piatti più tipici della cucina sarda, come il pane carasau, le sebadas o il formaggio casizolu.
"Lollove: un borgo antico, unica frazione di Nuoro che dista 15 chilometri. Nel villaggio oggi abitano 26 persone. Non c’è un medico e nemmeno carabinieri o polizia; inesistente l’ufficio postale; non ci sono scuole, negozi e bar. In compenso c’è la trattoria Sa Cartolina di Toniedda Tolu Chessa
(L'ultimo negozio ha cessato l'attività nel 1960)
Tzia Toniedda apre in occasione di manifestazioni, feste patronali e su ordinazione o preavviso telefonico. Un autobus collega Lollove a Nuoro con due corse giornaliere.
Funziona un posto telefonico pubblico. C'è una chiesa ma non un prete; l'assistenza spirituale è garantita solo la domenica da un sacerdote che viene da Nuoro.
Il villaggio immerso nel verde, tra ruscelli e montagne, sembra incantato e sospeso nel tempo. La gente del posto rievoca un’antica maledizione scagliata su Lollove da alcune suore in fuga dalla borgata.
Scandalizzate dal comportamento delle loro consorelle che avevano preferito i pastori e i piaceri carnali alla vita monastica, si erano fatidicamente pronunciate contro Lollove. “Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai maiâ€.
Oggi il minuscolo villaggio di aspetto ed atmosfera medioevale, è un luogo-simbolo dello spopolamento dei paesi dell’interno. Fra le poche case abitate e i molti ruderi abbandonati, si trova la chiesetta della Maddalena, degli inizi del secolo XVIII, in stile tardo-gotico.
Si torna indietro nel tempo passeggiando tra le stradine acciottolate, il fumo dei camini, i vecchi seduti al sole, i suoni e i colori di una natura ancora intatta. E il fascino delle antiche case s’intreccia alle straordinarie testimonianze, di vita quotidiana e di devozione religiosa, degli abitanti decisi a restare.
Regione Sardegna ed Unione Europea sarebbero interessate ad alcuni progetti per la valorizzazione del paese che, in passato, non era così spopolato. I vecchi del posto non hanno dubbi; dicono che Lollove è nata prima di Nuoro e dell’anno Mille; era Comune fino al 1811 e contava alcune centinaia di abitanti nel Novecento."
Le giornate della manifestazione sono declinate da presentazioni di libri ed esibizioni di cori polifonici, spettacoli teatrali e proiezioni di filmati a tema, in una cornice di grande suggestione che ricrea le atmosfere di una Sardegna remota, antica, che però era ancora vita quotidiana solo cinquanta anni fa.
di Alberto Cairo
"Stamani gli impiegati arrivano vestiti a festa.
Abituato a vederli in camice o tuta, stento a riconoscerli.
Ogni anno, più o meno, in questo periodo la Croce Rossa Internazionale organizza per loro un pranzo.
Sono oltre 500 nella sola Kabul. La metà lavora al centro protesi e riabilitazione. Tutti disabili.
Le ragazze, truccate con cura e tanti colori, sfoggiano gioielli in quantità .
Si fanno grandi complimenti. Degli uomini, molti sono in giacca e cravatta, l'aria compiaciuta.
Munir e Najib battono tutti con i capelli tinti nero pece e il tonic, la permanente.
Si muovono in coppia, vestiti uguali, giubbotto e jeans attillati che rivelano le protesi. Quasi non zoppicano.
A chi li fissa sorpreso, chiedono innocenti:
Un ragazzino afghano porta sulle spalle il fratellino minore
- Karabah - Afghanistan
Alle dodici in punto, dopo una ripassata allo specchio, tutti pronti. Si va al Marco Polo, ristorante per sposalizi.
Lo stato è debole?
Scappo prima che qualcuno mi inviti a ballare...."
Ce n'è un'infinità , per ogni tasca, "Occorre prenotare con largo anticipo" spiega Wakil.
Alle sue nozze, 2 mesi fa, aveva 700 invitanti.: "ho debiti per 5 anni" sospira...
I camerieri, all'ingresso, sembrano sorpresi non dal gran numero di disabili (a Kabul ce n'è ovunque ), ma dal trovarli tutti in ghingheri.
L'orchestra suona a un volume che stordisce.
Siedo accanto a WaKil, completo bianco e cravatta rosa in sintonia con l'arredamento e luci.
Parla, ma non lo sento.
Con rapidità , il pranzo è servito.
Anche i musicisti mangiano ed è pace.
Mi guardo intorno.
A destra le donne a sinistra gli uomini, rigorosamente separati.
E' gia tanto che non abbiano tirato le tende.
Conosco tutti, alcuni da quasi vent'anni.
Gli Afgani sono festaioli.
Anche negli anni più cupi , bastava loro un giorno senza spari per convincerli a fare baldoria.
Arrivavano tirati a lucido, magari con barbe lunghe una spanna, turbanti o burka, un orecchio alle bombe, ma non perdevano occasione..
Ora, intenti a pranzo, sembrano una grande famiglia armoniosa. 
In Afganistan villaggi confinanti sembrano nazioni diverse.
Rivalità la regola.
Sospetto.
Ognuno pensa per sé.
Sopravvivere.
Famiglia e Clan diventano rifugio e difesa, gli unici.
Le fratture sono profonde .
...Come ricucirle?
........... L'orchestra riprende.
Macao, dicembre 1999
Mia carissima Saskia, grazie infinite del tuo messaggio.
Ne avevo bisogno per sapervi tutti tornati a casa, ma anche per ricordarmi che ho ancora, almeno in famiglia, delle stelle su cui orientare il mio sempre più confuso e labirintico cammino.
Ieri mattina - una di quelle domeniche grigie, ma non fredde della Hong Kong invernale - mi sono messo in cammino dall'università , dove sto, a piedi giù dalla collina fino sul lungo mare e poi al Macao Ferri.
Volevo passare due giorni a Macao e respirare l'aria prima che questo primo lembo di sogni occidentali in Asia, fra una settimana, anche l'ultimo ad ammainare una bandiera cristiana sulle sponde d'Oriente!....
Credo che ho raggiunto il fondo del mio viaggiare in questa Asia. Penso all'India come ad una grande consolazione ed ancor più a San Carlo che la solita fortuna dell'istinto mi ha fatto decidere di riaprire come porto sicuro di tutte le memorie.
Ah, Saskia. Che cos'è una citta? E Firenze ?
A Macao non c'era neppure più il mare a rassicurarmi col suo monotono respiro delle onde contro il muro di pietre sotto i grandi alberi.
Anche il mare è stato portato via.
Certo che ci sono ancora delle spiagge dove andare, degli alberghi boutiques in cui i ricchi potranno permettersi di stare lontano dagli "Ossies," ma non è questo il punto.
Il punto è che è finito il senso dell'avventura ,
"il gusto dell'altro" che ancora avant'ieri era dovunque,
Ti abbraccio mia Saskia e grazie ancora per aver battuto un colpo .
So che ci sei da qualche parte nel mondo
e quel sapere mi consola.
Questa lettera di Tiziano Terzani alla figlia Saskia è inedita.
/ Il "San Carlo" a cui si riferisce è la casa di Firenze /